Chiara Manzi

Dolcificanti e salute intestinale: cosa fanno d-allulosio ed eritritolo al nostro microbiota?

Indice dei contenuti

Se un dolcificante, oltre a essere a zero calorie, nutrisse il nostro microbiota intestinale, sarebbe perfetto, no?

Possono i dolcificanti migliorare il nostro intestino?

Secondo una nuova ricerca scientifica, alcuni particolari dolcificanti non solo evitano picchi glicemici e sono praticamente privi di calorie, ma possono anche nutrire i batteri buoni del colon e stimolare la produzione di sostanze utili come il butirrato, una sostanza che protegge l’intestino, riduce l’infiammazione e può persino migliorare la sensibilità all’insulina, anche in persone con diabete di tipo 2.

In particolare, lo studio ha analizzato gli effetti di d-allulosio ed eritritolo – due dolcificanti alternativi a basso o nullo apporto calorico – sulla fermentazione intestinale e sulla composizione del microbiota.

Che cos’è il d-allulosio?

Il d-allulosio è uno zucchero raro, simile al fruttosio ma con solo 0,4 kcal/g e nessun effetto significativo sulla glicemia. È già stato studiato per i suoi benefici metabolici, come la riduzione della glicemia postprandiale, ma questo è il primo studio a valutarne gli effetti diretti sul microbiota umano. Attualmente, essendo un prodotto recentemente scoperto, non è ancora permesso in Europa, ulteriori studi ne stanno valutando la sicurezza e la regolamentazione.

E l’eritritolo?

L’eritritolo, lo conosciamo, è un poliolo già molto utilizzato. Ha zero calorie e non ha particolari effetti avversi.
Viene per lo più assorbito nell’intestino tenue, con un’escrezione rapida tramite le urine. Si pensava che non fosse fermentabile dai batteri intestinali, ma questo studio dimostra che, almeno in parte, lo è.

In cosa consiste lo studio

I ricercatori hanno usato un modello ex vivo: hanno incubato in laboratorio campioni fecali di 12 adulti (6 sani e 6 con diabete di tipo 2), simulando la fermentazione intestinale reale.
Ai campioni sono stati aggiunti d-allulosio o eritritolo e ne è stata analizzata la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), in particolare il butirrato, oltre alle variazioni nella composizione del microbiota.

Cosa è emerso dallo studio?

Il d-allulosio si è dimostrato particolarmente attivo: già entro 24 ore dalla fermentazione, ha stimolato una marcata produzione di butirrato e acetato, due acidi grassi a catena corta noti per i loro effetti positivi sulla salute intestinale. Inoltre, ha favorito la crescita di specifici batteri benefici, come Anaerostipes hadrus e alcune specie della famiglia Lachnospiraceae, entrambi coinvolti nella produzione di metaboliti protettivi.

Questi effetti sono stati osservati sia nei soggetti sani che in quelli con diabete di tipo 2, indicando che il d-allulosio può avere un’azione favorevole sul microbiota anche in condizioni metaboliche compromesse.

L’eritritolo, invece, ha mostrato un comportamento diverso. La sua fermentazione è risultata più lenta: i primi segnali evidenti sono comparsi tra le 24 e le 48 ore. Anche se non ha modificato in modo significativo la composizione del microbiota a livello di singole specie, ha comunque aumentato la presenza di alcune famiglie batteriche, come Eubacteriaceae e Barnesiellaceae, note per la loro capacità di produrre butirrato.

Curiosamente, mentre il butirrato aumentava, l’eritritolo sembrava ridurre la produzione di altri due acidi grassi, l’acetato e il propionato. Questo suggerisce un possibile effetto selettivo, ancora da esplorare nei dettagli.

Perché il butirrato è così importante?

Il butirrato non è semplicemente un prodotto della fermentazione batterica: è una vera e propria molecola chiave per l’equilibrio intestinale. Serve come fonte di energia per le cellule epiteliali del colon, rafforza la barriera intestinale, modula la risposta infiammatoria e aiuta a mantenere stabile il metabolismo glucidico.

Inoltre, stimola il rilascio di ormoni intestinali coinvolti nella regolazione dell’appetito, nella sensibilità insulinica e nella salute metabolica generale.

Nel contesto del diabete di tipo 2, dove la produzione di butirrato è spesso ridotta, riuscire a stimolarla attraverso l’alimentazione (o con l’aiuto di dolcificanti selezionati) potrebbe rappresentare una nuova strategia nutrizionale per migliorare la salute del microbiota e, di conseguenza, supportare il controllo glicemico.

Insomma, non tutti i dolcificanti sono uguali.

Alcuni, come questi, potrebbero addirittura fare bene all’intestino, oltre a non alzare la glicemia, rivelandosi degli alleati per soggetti sia sani che affetti da diabete.
Va precisato che lo studio è stato condotto ex vivo. I risultati sono promettenti, ma dovranno essere confermati da studi clinici in vivo su persone in condizioni reali di consumo.

Fonti

Adolphus, K., Van den Abbeele, P., Poppe, J., Deyaert, S., Baudot, A., Laurie, I., … & Risso, D. (2025). d-Allulose and erythritol increase butyrate production and impact the gut microbiota in healthy adults and adults with type-2 diabetes ex vivo. Beneficial Microbes1(aop), 1-19.

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